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domenica 3 marzo 2013

La primavera in anticipo

Scostante e un po' distratta, ma nella mia testa c'è sempre posto per le cose amo.
Una di queste è la primavera. Il momento in cui ci si ricorda che "non può piovere per sempre", proprio quando lo si stava dimenticando. Proprio quando ci si stava rassegnando all'ombrello, perdendo la memoria di quei giorni soleggiati.
E non sto parlando di meteo...
Confesso che nell'ultimo mese il mio tempo libero è stato dedicato in particolare a un progetto che si scosta un po' da questo blog, ma che, se volete, trovate qui.

Ad ogni modo, eccomi tornata all'ovile!
Ieri ho avuto modo di visitare un posto bellissimo, dove mi sono permessa di scattare qualche foto rubata con il mio telefono scassato! E' stata una ventata d'aria fresca per il mio umore. E spero possa esserlo per qualcun altro oltre a me!

Neanche una settimana fa a quest'ora ero affacciata alla finestra a guardare il cortile trasformarsi con i colori della neve. Oggi ho tirato fuori dall'armadio la mia giacca di ecopelle preferita, nella speranza di poter archiviare definitivamente piumini e capotti ingombranti.
La vita è così, pare.
Il giorno prima sei alle prese con berretti, stivali e pale. Piangi, ti disperi e cerchi un motivo qualunque per sorridere. Il giorno dopo spuntano i fiori. E decidi che non ti serve proprio nessun motivo.

sabato 22 ottobre 2011

Se lo dice la terapia...


Venerdì, ore 18 circa. Torno a casa dopo qualche "giro in giro", compresa una tappa dal bimbo più pataTino del mondo (di cui sono la zia ufficiale, o forse più che altro ufficiosa, ma comunque la zia) e penso che niente possa guastare la beatitudine in cui cado quando tengo in braccio tale meraviglia della natura (di mia cugina, per la precisione) e lo vedo con la bocca sdentata e aperta in sorrisone da furbetto.
Niente di più sbagliato. Sebbene la visita al microbimbolo mi abbia fatto davvero quell'effetto, la fregatura era dietro l'angolo, o meglio dentro al pc, geniale e diabolico oggetto della nostra era. Diabolico nel mio caso.
Apro la mail (e va bene sia chiama casella di posta elettronica, ma mi sarà pure consentito di abbreviare qua e là sul mio blog, o no?) e trovo una tenera comunicazione in ambito lavorativo (ma và, non un licenziamento, quella sarebbe una catastrofe della portata cosmica. Era più che altro un annunciarmi un nuovo "dovere"), a seguito della quale sono stata assalita da panico, tachicardia, fiato corto e altri incovenienti da cui non mi sono più ripresa. Nemmeno ora che sono di ritorno da una giornata massacrante a Milano, dove ho pensato bene di concedermi una certa consolazione. Anzi, per usare un termine più corretto, lo chiamerei incentivo.
Ora fate 2+2. Sono una donna, sono (anzi lo sarei ancora di più se avessi una carta di credito sponsorizzata da terzi) naturalmente portata allo shopping, sono in una grande città che offre tante e tali possibilità di perdizione economica. Arrivate allo stesso risultato che ho io, vero?
E' così, non potevo fare altro. Era matematico che andasse così. So che avete capito tutti (anche perchè c'è la foto, non era poi un indovinello così ben studiato). Loro hanno guardato prima mia sorella, lei ha ricambiato estasiata. Poi hanno guardato me, stessa espressione idiota anche sulla mia faccia. Poi a incrociarsi sono stati gli occhi miei e della sister, poi anche i nostri piedi. Ma alla fine una sola di noi poteva essere la prescelta. Io ho contrattato, poi ho rinunciato. Poi ha rinunciato mia sorella. Alla fine il sacchetto si è infilato nella mia mano. E per un po', mi è tornato il sorriso.
Sono e sarò per sempre una sostenitrice del potere terapeutico delle scarpe, è qualcosa che sfugge alla mia volontà, sono solo una vittima innocente, è molto importante che tutti lo sappiano. Soprattutto chi vive con me. Soprattutto chi riordina per me. Non ho scelta. La vita è dura, dura, dura. E le scarpe... bè... non c'è (quasi) miglior ammobidente...!

venerdì 8 luglio 2011

Poesia dorsale #02


Ebbene, la settimana è quasi finita, il mio blog si è vestito d'estate (con una ventina di giorni in ritardo) e io ci ho riprovato.
Si perchè quando hai l'ispirazione, la voglia di fare, devi cavalcare il momento e sperare che ne esca qualcosa di buono. Io non lo so se è questo il caso (cioè che ne è uscito qualcosa di buono) ma il punto per me è un altro: è la lampadina che si accende, è il cervello che si attiva e si interessa, è l'occhio che cerca, la mano che tocca e la bocca che legge prima a bassa voce, poi un po' più alta.
Non so, forse sto facendo di una stupidata una cosa più grande di quanto non sia, come mio solito oserei dire, comunque veniamo al punto. Mi scocciava, l'altra volta, avere lasciato senza collocazione alcuni titoli che mi hanno sempre ispirata un sacco. E quindi ho cercato, a mio modo, di metterli insieme.


"Zenzero e cannella, caffè con panna.
Tutto e ancora di più!
Amori, bugie e carte d'imbarco,
cinque giorni a Parigi:
un posto nel mondo
."


mercoledì 15 giugno 2011

Poesia dorsale #01


Sarà che non ho sonno, sarà che di dormire non mi va neanche poi tanto, sarà che il mio cervellino microscopico fatica a fare pace con se stesso, ma eccomi qui. Quaranta minuti fa ho avuto un impulso e ho messo in pratica una cosa che volevo fare da tempo.
Si chiama "poesia dorsale", o meglio così l'hanno chiamata, l'arte o la pazienza di creare poesie o frasi di senso compiuto a partire dai titoli dei libri.
Le copertine, così, si trasformano non solo in un elemento atto ad attrarre il lettore e convincerlo di volere scoprire quanto è stato scritto nelle pagine, ma diventano anche un contenuto con una vita propria e una propria identità.

Bè, concludo questa "introduzione" stupendomi ancora una volta di quanto le parole siano importanti, affascinanti, pericolose, stupefacenti, piene di valore e di sfaccettature, di significati e di fraintendimenti. Amo et odio le parole, ma credo di amarle più di quanto le odio, perchè come recita una delle mie canzoni preferite "ci proverò ad odiare, se non ci riuscirò mio malgrado, dovrò amare" (Un'altra cosa che ho perso - Articolo 31). Quindi ok, per farla breve, spesso mi fanno del male, ma ste caspiterina di parole le amo lo stesso. Sono masochista l'ho sempre saputo.

Vengo al dunque, magari, ed ecco quello che sono riuscita a tirare fuori dalla mia testolina e dalla mia scarsa libreria (forse non scarsissima ma certamente moooolto più sfornita di quanto vorrei):

Ascolta la mia voce, come un uragano:
Un cuore in silenzio, fra rabbia e nostalgia.
Ogni giorno della mia vita, paura d'amare.
Sai tenere un segreto? Va' dove ti porta il cuore.


Non mi aspetto alcun applauso, sia chiaro, ma in fondo non sono poi così insoddisfatta del risultato. Stranamente, oppure no, è proprio come mi sento stasera. Ma forse questo non dovevo dirlo.

Ps: Per approfondimenti sulla poesia dorsale, se ancora non ne aveste la nausea, cominciate da qui -> http://velvet.repubblica.it/dettaglio/Tanti-titoli-diventano-poesia/21183?page=1


domenica 22 maggio 2011

Chi si accontenta gode


Era una grigia giornata di gennaio, illuminata solo dalle insegne del centro di Milano, ognuna di colori, forme e grandezze diverse, ma tutte accomunate da una sola splendente parola: SALDI.
Così, mi apprestavo a scandagliare scaffali e appendini, ripetendo nella mia testa un mantra: "Mai e poi mai farsi abbindolare da una cosa che ti piace molto ma non ti serve e che tra l'altro costa più di quanto ti possa permettere".
I miei buoni propositi sono serviti davvero. Ho fatto una superba colazione in via Dante e ho pensato che sarei potuta resistere a tutte le tentazioni tranne quella di un cappuccino e un croissant con la cannella o ancora meglio con il cioccolato, due passi tra le vetrine dei negozi ancora chiusi e una grande pace dentro di me: niente sacchetti in mano, niente scontrini da nascondere per fare finta di non avere mai fatto un gesto azzardato con il bancomat, niente senso di colpa, ma soprattutto nessuna intenzione di tornare a casa con un "bottino".
Dicevo, i miei buoni propositi sono serviti davvero. Fino alla Rinascente. Ho superato indenne boutique e franchising vari, ma lo ammetto, la Rinascente mi manda in estasy. Forse perchè spalancate le porte ci si trova davanti a una quantità di cosmetici che fa rabbrividire. Forse perchè le stupende scatolette di tali gioie riportano i nomi di Mac, Chanel, Dior, Shu Uemura, Estée Lauder e chi più ne ha più ne metta.
In ogni caso, sto divagando. Salto deliberatamente la parte in cui una diavolessa ha preso possesso del mio corpo e mi ha tenuta per diverso tempo allo stand Mac (a cui credo di avere anche acquistato qualcosa, che adesso mi sfugge ma forse è meglio così) e arrivo al dunque. Ero al piano delle scarpe. Mi guardavo in giro con l'aria di chi dice "no non mi freghi" e improvvisamente... Sono stata fregata.



Oh, non che l'amore si possa considerare una fregatura. Non che un colpo di fulmine possa essere inserito nel libro nero di una vita senza grandi emozioni.
Ad ogni modo, è bastato uno sguardo e mi sono innamorata. Ho guardato i dettagli e ho pensato che erano perfetti: il colore, l'altezza, il materiale, le applicazioni. Certo forse il prezzo no. Ma ecco che la diavolessa ha colpito ancora e mi ha suggerito di trovare una scusa qualunque per comprarle. Tempo due minuti ed ecco la scusa bella e pronta: il matrimonio di due amici, bè mica ci potevo andare a piedi nudi no? Quindi mi servivano! Solo un punto a sfavore della scelta che stavo per fare: avrei dovuto conservare le mie tenere scarpe fino a fine maggio. Cinque mesi??? Terrore, orrore, sudore, sconforto, rinuncia. Macchè! Le ho comprate e mi sono convinta che facevo la cosa giusta, pur dovendo attendere tale e tanto tempo.
Insomma, venerdì scorso il momento è arrivato. Niente più basse temperature, un saluto a neve e ghiaccio. Un benvenuto alle piante che fioriscono e agli uccellini che cantano. E' stato estenuante, tremendo, terribile, giorni e giorni di lacrime e sofferenze. Ma il momento è arrivato.
Così, venerdì, mentre la mia amica convolava a nozze con il suo principe azzurro e coronava il suo sogno d'amore di bianco vestita, io mi beavo di avere potuto finalmente indossare cotanta bellezza e cercavo di non arrendermi al dolore imposto dal mio dolce peso sul tacco. Mentre lei diceva SI davanti a tutta la chiesa e per tutta la vita, io pensavo che molto probabilmente non sarei mai arrivata all'altare, ma con addosso un paio di scarpe forse non era la fine del mondo.
Chi si accontenta gode. O no?


giovedì 19 maggio 2011

Baby Me



Lunedì, non so come, non so perchè, è comparsa una giostra in piazza.
Così dalla finestra della redazione, da 4 giorni non faccio altro (non è vero, lavoro anche!) che guardare giù sognando di andare sul cavallino come da piccola.
Non volevo salire sulla carrozzina come una principessa, non volevo salire sulla zebra o sull'elefante come Sheena - la regina della giungla (film dell'84, quindi anche più "vecchio" di me, ma che mi piaceva molto) e no, non volevo nemmeno infilarmi in quelle cose tipo trattorini o camioncini dei pompieri. Io volevo salire sul cavallo. Punto. O il cavallo o niente. E qualche volta finiva anche in niente, è capitato (ma sono sopravvissuta, in qualche modo!)
Anni dopo, non tantissimi ma comunque un po' di anni dopo, eccomi di nuovo con gli occhi a cuoricino a guardare i cavallini che girano.
Certe cose non cambiano mai, e per fortuna ho ancora quella "baby me" che, nonostante tutto, sono sempre io. Giusto un po' cresciutella.


Il Fardello


Diciamolo, ogni donna si porta dietro un fardello. Pesante, se non pesantissimo.
Sensi di colpa, cose da fare, pensieri, scarpe da cambiare per ogni eventualità, si ok. Ma il vero fardello sono i TRUCCHI.
Perchè sia chi, e io non sono tra queste, alla mattina all'alba si alza e si "pittura" (come dice la nonna), sia chi esce di casa acqua e sapone (e occhiaie annesse, tutte noi abbiamo almeno un piccolo ma ben fornito beauty, che pesa un accidente ma che non possiamo esimerci dal portarci dietro.
Nel mio caso i beauty sono due, uno in macchina, dove dopo avere parcheggiato inizia la mia opera d'arte mattutina, e uno in borsa (e poi riesco anche a chiedermi, ma perchè pesa così tanto?).

Ora tralasciamone uno dei due facendo finta che io non sia una malata di mente, ed ecco che vi presento il "malloppo da quattro ruote".

Vogliamo entrare nei dettagli?
2 correttori
1 fondotinta più spugnetta
1 cipria
1 blush
1 pennello per cipria
1 mini set di pennellini scrausi (per il blush)
1 mascara
2 rossetti
1 micro-palette Dior con 3 ombretti e 2 rossetti.
E questo è quanto. No, anzi, è solo una parte!


domenica 3 ottobre 2010

Mr Das & Me


Volete sapere cosa faccio durante i momenti di disperazione? Creo! No, non sono un'artista vera! Ma a modo mio cerco nei piccoli lavoretti manuali quella serenità che non trovo altrove. Più che una vera forma d'arte, insomma, è una terapia. Un modo per concentrarmi su qualcosa di non troppo impegnativo per liberare il cervello per qualche istante. Certo, lo ammetto, perdo un sacco di tempo, ma fatico meno che non andando in palestra (palestra? Cos'è???) e spendo meno che non andando in vacanza (e su questo punto, stendo un velo pietoso, perchè le vacanze non sono sempre positive). Riassumendo, avevo bisogno di distrarmi. Così ho fatto un saltino al supermercato e mi sono armata di alcuni prodotti utili per la mia causa. In questo caso das & co.
Ecco ciò che ne è uscito ->

Ma il das è stato, chiamiamolo così esagerando un po' la cosa, una "pazzia", una novità che ho voluto introdurre alle mie "creazioni" solite, che consistono in bijoux, biglietti e piccole cosine improvvisate.
Il segreto, per me, è NON scegliere. In altre parole, andare nel luogo atto a reperire diversi materiali (in tutti i supermercati si trova qualcosa, ma ci sono catene apposite tipo BricoOk o LeroyMerlin, piuttosto che i negozietti di hobbistica che sono sempre tanto teneri e utili anche se si necessita di una qualche consulenza) e acquistare qualcosa anche senza avere un'idea precisissima del progetto. Le cose, poi, vengono da sè... E spesso sono le migliori. Perchè a casa, avvicinandole ad oggetti e materiali già posseduti, ecco che la fantasia fa il suo lavoro. E il cervello, per qualche minuto, dimentica i cattivi pensieri.


Nel blu dipinto di blu



In questi giorni ho in testa tutto blu... Che sia una fase che mi porta fuori dal "buco nero" in cui sono stata? O che sia una sorta di introduzione a un nuovo periodo nero nero???

Ps: so che sono un po' monotematica, e mi sono accorta che anche gli accessori che avevo fotografato in passato erano blu, ma giuro che è un puro caso.


giovedì 22 aprile 2010

Dalla doccia al caffè


Non chiedetemi per quale strano collegamento mentale (non voglio nemmeno saperlo), ma prima mentre facevo la doccia ho iniziato a chiedermi cosa sia l'amore...

Ahahah questa, forse, è la questione più irrisolta del mondo, parallelamente alla sua creazione, e non sarò certo io a dare un senso a questa parola, perchè in realtà sono convinta che il bello e il brutto dei sentimenti è che non esiste e probabilmente non deve esistere una definizione comune tra le persone, a meno che non siano realmente anime gemelle ("ogni pentola ha il suo coperchio", mi ha detto un paio di giorni fa una mia collega).
Ad ogni modo ecco, sempre mentre facevo la doccia (e qui il collegamento è intuitivo), ho pensato che l'amore potrebbe essere un profumo, un odore, insomma, quell'odore...
E se io dovessi comporre il mio, sicuramente al suo interno ci sarebbero tutti questi odori:
-Quello del bagnoschiuma: simbolo di pulizia, defaticamento, serenità;
-Quello del soffritto: mi piace e basta quindi direi simbolo di passione;
-Quello dal caffè: aroma, energia, la colazione insieme...;
-Quello della camomilla: delicatezza, relax, gli ultimi gesti prima di addormentarsi.

Bè, per il momento mi fermo qui perchè, onestamente, una delle missioni più difficili che chi scrive deve affrontare (oltre a quella di trovare qualcosa da scrivere, eventualmente) è quella di tradurre in parole il groviglio dei propri pensieri, ma soprattutto di dare un senso logico e ordinato al proprio discorso.
Parlando di amore, io personalmente non sono in grado di fare tutto ciò, almeno non adesso. Volevo però lasciarvi questo mio pensiero, accompagnato da una foto per me molto significativa.


sabato 17 aprile 2010

AccessoriAmo


Quando ho ipotizzato di aprire questo blog, ho subito ripensato ai tempi in cui, molti anni fa, tenevo un diario. Ci ho provato molte volte ma, in realtà, l'ispirazione di scrivere mi veniva solo nei momenti di tristezza.
Mi sono detta, allora: Questo blog non sarà mai "lamentoso", per più di un motivo: dal fatto che gli ipotetici lettori magari sono già stanchi delle proprie sfighe (mi auguro comunque che non ne abbiano) per pensare alle mie, al fatto che odio poi rileggere quello che scrivo in stato di sconforto.

Tutto ciò per dire che questa è stata una settimana di m..., diciamo una settimana pessima, ma non ne elencherò le ragioni, anzi, alla fine ho partorito questa idea (e qualcuno starà pensando "anzichè partorire, fatti una dormita", si bè forse lo penso anch'io!): niente lamentele, piuttosto soluzioni.
Ecco, allora vi spiegherò cos'ho fatto per non pensare ai problemi che sono sorti in questi giorni: banalmente, visto che sono una donna, HO COMPRATO UN PAIO DI SCARPE.
Fa pena questa cosa? Un po' si, però vi assicuro che queste scarpe valevano davvero, ed ecco la prova. ->

Insomma, detto tra noi, cioè tra me e le due o tre amiche che obbligo a visitare il blog (e che ringrazio!!!), si sa che senza accessori una donna non può certo superare i momenti di crisi. Sarebbe come pretendere di sistemare un braccio rotto senza ingessarlo (e qui mamma Marie direbbe: "on touche le bois, comme on dit en France"), o sperare di cucinare una carbonara senza dover fare bollire l'acqua della pasta, in una parola IMPOSSIBILE.
Scarpe, borse, sciarpine, bijoux e chi più ne ha più ne metta, make up compreso. Per questo sono stati inventati gli accessori, per salvarci dalle infinite insidie del mondo, no?

Solo un interrogativo vi lascio, prima di andare a nanna. Quando il frutto delle nostre preoccupazioni è la mancanza dei simpatici soldini (come nel mio caso, in parte) cosa si fa??? Io me lo sto ancora chiedendo, infatti anche questa volta ho dovuto cedere al fascino di acquisto che io definisco con un'adorabile, affascinante, eloquente parola. EFFIMERO.


lunedì 12 aprile 2010

La teiera di Bushido


Con questa, credo che darò il via a una serie di upload di immagini scattate da me, non tanto perchè siano degne di particolari note di merito, quanto piuttosto perchè mi ispirano delle sensazioni positive, pur senza rappresentare i "classici" del relax (come per esempio un tramonto, il mare calmo e company).
Questa foto, sinceramente, l'ho fatta perchè... mi piaceva la teiera! Cos'avrà di speciale questa teiera? Assolutamente nulla, lo ammetto, ma, complici l'atmosfera, il posto fighissimo o lo scioglimento dei nervi dopo una giornata tutt'altro che semplice (ci eravamo perse nel deserto, ecco la verità!) non ho potuto resistere all'attrazione di fare uno scatto con la mia misera fotocamera (che però per le mie capacità artistiche è più che sufficiente)!
Capita anche a voi di provare delle sensazioni particolari davanti a scene o ad oggetti che apparentemente non c'entrano nulla con quello che state vedendo?

Tra parentesi, la teiera in questione si trova da Bushido, un ristorante giapponese (dove comunque si può andare anche solo per bere qualcosa) in Bahrain.