Visualizzazione post con etichetta PAC (Pensieri A Caso). Mostra tutti i post
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domenica 3 marzo 2013

La primavera in anticipo

Scostante e un po' distratta, ma nella mia testa c'è sempre posto per le cose amo.
Una di queste è la primavera. Il momento in cui ci si ricorda che "non può piovere per sempre", proprio quando lo si stava dimenticando. Proprio quando ci si stava rassegnando all'ombrello, perdendo la memoria di quei giorni soleggiati.
E non sto parlando di meteo...
Confesso che nell'ultimo mese il mio tempo libero è stato dedicato in particolare a un progetto che si scosta un po' da questo blog, ma che, se volete, trovate qui.

Ad ogni modo, eccomi tornata all'ovile!
Ieri ho avuto modo di visitare un posto bellissimo, dove mi sono permessa di scattare qualche foto rubata con il mio telefono scassato! E' stata una ventata d'aria fresca per il mio umore. E spero possa esserlo per qualcun altro oltre a me!

Neanche una settimana fa a quest'ora ero affacciata alla finestra a guardare il cortile trasformarsi con i colori della neve. Oggi ho tirato fuori dall'armadio la mia giacca di ecopelle preferita, nella speranza di poter archiviare definitivamente piumini e capotti ingombranti.
La vita è così, pare.
Il giorno prima sei alle prese con berretti, stivali e pale. Piangi, ti disperi e cerchi un motivo qualunque per sorridere. Il giorno dopo spuntano i fiori. E decidi che non ti serve proprio nessun motivo.

martedì 15 gennaio 2013

La sindrome della minestra riscaldata

Le serate con le amiche portano sempre qualcosa di buono. Non solo una pizza, non solo un po' di chiacchiere in splendida e divertente compagnia. Certe volte, tra un pettegolezzo e l'altro, tra un argomento più o meno serio, salta fuori anche una nuova consapevolezza: sono affetta da sindrome della minestra riscaldata.

Ok, per i più precisi, forse avrei dovuto iniziare questo post con un "buon anno" o qualche parola di scusa per la mia lunga assenza, l'ennesima. E' così, apro questa finestra e ne respiro l'aria fresca un po' raramente, perchè in questo modo, quando lo faccio, me la godo di più e non ho la sensazione di fare - ancora - qualcosa di forzato, o sempre uguale. E questo mi riporta all'affermazione di prima: sono affetta da sindrome della minestra riscaldata.
L'espressione "la minestra riscaldata non è mai buona" è più spesso utilizzata in ambito sentimentale ma, sebbene nel mio caso sarebbe più che pertinente, non è di questo che sto parlando.

martedì 3 luglio 2012

"Grasse" consolazioni (culinarie)

E poi ci sono i giorni in cui una magra consolazione non ti basta più. Ci sono i momenti in cui leggere non ti distoglie dai pensieri, in cui l’odore del caffè non ti aiuta più a risvegliare il tuo cervello dal torpore in cui è caduto e in cui una doccia non lava via l’ombra delle lacrime sul viso e negli occhi.
E’ l’ora di chiamare i rinforzi, quelli veri. Armati di esplosivi potenti composti da glucosio e carboidrati, scendono in campo con determinazione, quindi, alcune delle pietanze maggiormente caloriche dell’universo.

"Magre" consolazioni (letterarie)

“Zenzero e Cannella”, “Piccoli Limoni Gialli”, “Il sentiero Nascosto delle Arance”, “Cioccolato Amaro”, “Caffè con Panna” e così via. Molti dei libri i cui titoli richiamano il cibo, per qualche assurdo e inspiegabile motivo, finiscono nelle mie mani, prima o poi. E tanto per non smentirmi mai, stasera mi sono imbattuta in questo titolo:

Un soffio di vaniglia tra le dita di Meg Donohue, scrittrice americana al suo primo romanzo. Ora, non amo molto la vaniglia (ma la tollero più dell’odore delle banane, del cocco e delle cicche alla fragola, tutte cose che per me dovrebbero davvero essere vietate per legge) e non ho ancora letto nulla di questo libro, se non il retro di copertina. MA colgo questa occasione per spezzare una lancia in favore di quelle che troppe persone ritengono semplicemente letture per stupide romantiche o gente ignorante incapace di sostenere opere impegnative che fa molto figo citare. Io ho amato autori e libri ritenuti universalmente dei capolavori (altri mi hanno fatto venire voglia di dormire per un mese ma questa è un’altra storia – e capita anche a quelli dai riferimenti enogatronomici). Tuttavia non posso fare a meno di divorare questi romanzi dal sapore soffice e leggero, di lasciarmi trascinare e distrarre (che è la cosa di cui sento di avere più bisogno in certi periodi, come questo), di gustarli come si fa con un gelato al cioccolato amaro o al limone quando ci sono 35 gradi anche di notte.
Con la differenza che un libro non ha controindicazioni per la salute e la dieta (casomai per il portafoglio, ma anche questa è un’altra storia). Una splendida consolazione, insomma, ma magra!

domenica 24 giugno 2012

La verità... già a 3 anni


La verità è che non gli piaci abbastanza. Chi non ha visto questo film? Io l'ho trovato molto carino, anche se dal finale un po' banalotto (che tuttavia noi ultime romantiche della Terra abbiamo comunque apprezzato). La pellicola inizia, e termina anche, con frasi illuminanti, del tipo "Fidati, se un uomo si comporta come se non gliene fregasse un ca..o di te, non gliene frega un ca..o di te davvero!" e così via... Bè, dicevo, l'ho visto già tempo fa, forse anche un paio di volte, o tre, ma in settimana ho assistito a una scena che, se fosse successa in precedenza, molto probabilmente mi avrebbe risparmiato la visione dei 129 (per 2 o per 3) minuti della durata del film. Tanto per dire che certi meccanismi, alla fine, sono innati...

C'era una volta una bambina, di 3 o 4 anni, che, scoprendosi innamorata di un suo coetaneo, un compagno d'asilo, decise di prendere in mano la sua vita e la loro storia, chiedendogli la mano. Così, con il coraggio e la sincerità della sua tenera età, indossò un velo da sposa e gli chiese: "mi vuoi sposare?". Il piccolo, che pur essendo piccolo era pur sempre un uomo, rispose "no"! Come una vedova in lutto, quindi, la bimba trascorse il resto della sua settimana d'asilo con il velo bianco addosso, forse pensando che lui, magari, ci avrebbe ripensato. Ma così non è fu, e il mini-mascalzone continuò a giocare e divertisi ignaro del dolore della compagna. Tra qualche anno, con modalità un po' diverse, la scena per loro si ripeterà, ma temo che anche in quel caso, diciamo con una probabilità inferiore al 100 percento ma non di molto, il finale sarà della serie "E vissero per sempre tristi e scontenti". Ps: Il film, se non l'aveste visto o capito, è a lieto fine. Non per niente è un film.

mercoledì 18 aprile 2012

Tuo padre


Prima di iniziare devo fare mea culpa. Per due motivi: il primo è che è un po' di tempo che trascuro mio il tenero blog (tenero per me, insomma), ma a grande richiesta (di un paio di persone - non una milionata per la verità!!!) sono tornata (forse devo chiedere scusa anche per questo?!?); il secondo è che sono un po' ritardo sulla tabella di marcia, giusto di un mesetto, nel caso in cui voleste considerare questo post come un augurio per la festa del papà. Ma orsù, non formalizziamoci. Siamo tra amici, o no?
E comunque, giusto per puntualizzare, spiego subito che la festa del papà non c'entra nulla. La verità è che stamattina (una quattordicina di ore fa, su per giù) per la seconda volta ho sentito al Volo del Mattino (eh si, la mia autoradio è in fissa su Radio DeeJay, perchè mi piace e perchè non riesco a cambiare frequenza) questa... chiamiamola... poesia? Beh, insomma, due volte su due sentire queste parole mi ha provocato una crisi di lacrime (non mi succede MAI èh...). E anche adesso che le ho cercate, ammetto che qualche gocciolina è scappata. Il punto è questo: quello che leggerete è vero, ma non sempre e non per tutti. Da qui il pianto. Ma non facciamoci venire la tristezza (ehm, anche questo non mi succede MAI), piuttosto godetevi il frutto di un dolcissimo Riccardo Rossi, che ha prodotto quanto segue.

Oggi parliamo bene di un uomo che non viene considerato molto, ma che a un certo punto della sua vita NON ha preso una decisione e ha fatto comunque un figlio, o magari meglio per lui, una figlia, ed è a questa ragazza che vorrei parlare...
Quando parliamo di quest'uomo che ci conosce un po' meglio solo da grandi dobbiamo considerare sempre il fatto che parliamo di un bambino che diventa ragazzo e poi uomo suo malgrado, ma non diventa mai adulto e tutte le cose della vita gli cadono addosso anche se lui non vorrebbe, perché sa di doverle affrontare senza sapere come.
È quell'uomo che a volte non ha un posto dove stare a casa, perché torna sempre per ultimo, e solo da vecchio lo trovi sempre sulla poltrona con un giornale e ti farà finalmente tenerezza: perché tuo padre è quell'uomo che ti ha insegnato ad andare in bicicletta tenendoti il sellino da dietro per non farti cadere.
È quell'uomo del quale ti ricordi solo all'ultimo momento di farti una foto con lui ai tuoi compleanni e se invece al suo ti scordi di fargli gli auguri non ci rimarrà male perché lui lo sa che non l'hai fatto apposta.
Sappi che quell'uomo, quando uscirai per la prima volta con un ragazzo, non dormirà tutta la notte aspettando il tuo ritorno, e il giorno dopo non ti chiederà come è andata non perché non gli interessa ma perché ha paura che tu ti sia trovata bene con un ragazzo che con te non c'entra niente.
È quell'uomo che quando trovi una sua foto da giovane, ti sembra sempre fichissimo e ti dispiace di non averlo conosciuto allora quando faceva lo scemo con tua madre.
È un uomo che ogni volta che esce con la macchina spera che piova per incontrarti e darti un passaggio.
Tuo padre è quell'uomo che quando tornavi troppo tardi ti sgridava ma dentro ti voleva solo abbracciare.
È quell'uomo che può litigare con chiunque per tutta la vita ma con te vorrà sempre fare pace in un attimo perché è quell'uomo che ti amerà come non ha mai amato niente nella sua vita.
Tuo padre è quell'uomo che quando ti sposerai compierà l'ultimo sacrificio che la vita gli chiede: portarti all'altare e guardarti da dietro mentre ti lascia la mano...
E ricordati, cara figlia mia, che se una volta, quando sarai una donna, dovessi attraversare un momento difficile in cui ti sentirai sola come mai ti è successo e non troverai nessuno accanto, dovrai girare la testa per guardare dietro di te. E troverai un uomo solo. Tuo padre.

[Lettera di un padre alla propria figlia]

Dolce notte, popolo di TallulahTresors. E ricordatevi che, se tutto questo per ora non vi rappresenta, e non vi ci ritrovate, beh, non è mai troppo tardi per dare ai vostri figli, se ne avete/avrete, ciò che non avete avuto voi!

giovedì 22 dicembre 2011

12 mesi di pagine da (ri)scrivere


Non so voi, ma per me l’inaugurazione di una nuova agenda rappresenta sempre un momento che mi fa gongolare! Non per niente, l’acquisto della dannata Moleskine (dannata perché per trovare il formato che uso io devo sempre mettermi in ginocchio, saltare verso l’alto facendo un doppio giro mortale e poi fare il tour delle librerie a passi di danza del ventre con in testa una pila di uova) avviene con minimo due mesi di anticipo rispetto ai fuochi d’artificio per il giro di boa.
A parte questo, dicevo che il momento dell’inaugurazione mi mette una grande allegria. Con una concentrazione quasi malata scarto il quadernino dalla pellicola protettiva, accarezzo la copertina nera e rigida (mi riferisco alla copertina, davvero) e sfoglio le pagine lisce e bianche (idem) con mano tremante e occhi pieni di passione.
Sembrerà stupido, ma anche il passaggio di consegna tra l’agendina vecchia e quella nuova ha un significato simbolico: ciò che è stato è stato, ora il tuo futuro è tutto da scrivere. L’entusiasmo da una parte, la paura di quello che verrà dall’altra.
Nei prossimi 12 mesi questo piccolo oggetto sarà con me quasi sempre, entrerà in ogni borsa che userò e conterrà la mia vita, suddivisa per giorni e ore.
Ecco perché è tanto importante. Ecco perché, ad esempio, mi decido ad attaccarci un adesivo (che in un certo senso rappresenta il deturpamento della sua eleganza iniziale) soltanto quando tra le mani ho quella che sarà la prossima agendina (la cui copertina a sua volta, verrà personalizzata verso la fine dell’anno, all’acquisto di quella nuova).
Naturalmente, poi, tutti i vecchi cimeli verranno conservati nell’archivio che è la mia camera. Per non dimenticare, perché ogni giorno è importante.
Insomma, oggi se non l’avete capito ho compiuto il rito di iniziazione della nuova Moleskine. Immaginate la depressione che mi ha colpita quando, pochi minuti dopo, ho scritto il primo appuntamento fissato per il 2012: una visita medica. Come a dire, non pensare davvero che cambiando agendina ti cambia la vita. Si, ok, messaggio ricevuto.

Ps: chiedo scusa agli amanti della Apple, ma a mio modesto parere tutto questo piacere su un Ipad... non si trova.

lunedì 19 dicembre 2011

Ho adottato un gesticolio


Qualcuno mi ha fatto notare che un blog che si rispetti dovrebbe presentare almeno un post ogni mese, meglio ancora se ogni settimana. Sarà anche vero, ma quando l'ho aperto mi sono detta che non era il caso di darsi una cadenza precisa, non essendo per me un lavoro ma un puro momento di svago per appagare la mia voglia di scrivere quello che mi va, quando mi va.
In effetti, però, in queste settimane la mancanza dello scrivere un post si è fatta sentire. Ma l'inattività bloggosa non ha coinciso con un oziare generale, anzi mi ha dato modo di gustare ancora di più questo istante.
E qui inizia il vero post.
Un gesticolio effimero per rinfronzolire il mio gongolare

Si chiama Adotta una Parola l'iniziativa che ho incrociato tra un click e l'altro e che ho subito deciso di sposare (sì, io sposo le cose, in mancanza delle persone). In sostanza, si scelgono uno o più lemmi tra un lungo elenco e li si adotta per un anno. Se già adottati, si può comunque scegliere di sostenerli.
Al momento della scoperta di questa possibilità, mi sono subito fiondata su una parola adorabile, effimero, per scoprire con grande delusione che qualcuno prima di me se ne era già impossesato.
Lo stesso è successo con: mutevole, esagerato, terso, gongolare, connubio, crepuscolo, vagheggiare, sgangherato, scarabocchione, sollucchero, sopraffino, uggioso, fronzolo, dovizia, stucchevole, ghiribizzo, indolente, esclusivistico, fandonia, irto, ghirigoro, laconico, zuzzurellone, periglio, nolente, serafico e così vià. Tutti lemmi che avevano già trovato una famiglia.
Così, dopo tanta fatica mi sono impossessata, per la durata di 12 mesi, dei GESTICOLIO e RINFRONZOLIRE. Finendo anche per dare il mio appoggio, come zia adottiva diciamo, a EFFIMERO e GONGOLARE.
Fino alla scadenza del mio mandato, quindi, sarò impegnata nella promozione di queste sequenze spettacolari di lettere. E non me ne vogliate se le inserirò un po' a caso in qualche post. D'altra parte è il minimo che possa fare per i miei "figli".

sabato 22 ottobre 2011

Se lo dice la terapia...


Venerdì, ore 18 circa. Torno a casa dopo qualche "giro in giro", compresa una tappa dal bimbo più pataTino del mondo (di cui sono la zia ufficiale, o forse più che altro ufficiosa, ma comunque la zia) e penso che niente possa guastare la beatitudine in cui cado quando tengo in braccio tale meraviglia della natura (di mia cugina, per la precisione) e lo vedo con la bocca sdentata e aperta in sorrisone da furbetto.
Niente di più sbagliato. Sebbene la visita al microbimbolo mi abbia fatto davvero quell'effetto, la fregatura era dietro l'angolo, o meglio dentro al pc, geniale e diabolico oggetto della nostra era. Diabolico nel mio caso.
Apro la mail (e va bene sia chiama casella di posta elettronica, ma mi sarà pure consentito di abbreviare qua e là sul mio blog, o no?) e trovo una tenera comunicazione in ambito lavorativo (ma và, non un licenziamento, quella sarebbe una catastrofe della portata cosmica. Era più che altro un annunciarmi un nuovo "dovere"), a seguito della quale sono stata assalita da panico, tachicardia, fiato corto e altri incovenienti da cui non mi sono più ripresa. Nemmeno ora che sono di ritorno da una giornata massacrante a Milano, dove ho pensato bene di concedermi una certa consolazione. Anzi, per usare un termine più corretto, lo chiamerei incentivo.
Ora fate 2+2. Sono una donna, sono (anzi lo sarei ancora di più se avessi una carta di credito sponsorizzata da terzi) naturalmente portata allo shopping, sono in una grande città che offre tante e tali possibilità di perdizione economica. Arrivate allo stesso risultato che ho io, vero?
E' così, non potevo fare altro. Era matematico che andasse così. So che avete capito tutti (anche perchè c'è la foto, non era poi un indovinello così ben studiato). Loro hanno guardato prima mia sorella, lei ha ricambiato estasiata. Poi hanno guardato me, stessa espressione idiota anche sulla mia faccia. Poi a incrociarsi sono stati gli occhi miei e della sister, poi anche i nostri piedi. Ma alla fine una sola di noi poteva essere la prescelta. Io ho contrattato, poi ho rinunciato. Poi ha rinunciato mia sorella. Alla fine il sacchetto si è infilato nella mia mano. E per un po', mi è tornato il sorriso.
Sono e sarò per sempre una sostenitrice del potere terapeutico delle scarpe, è qualcosa che sfugge alla mia volontà, sono solo una vittima innocente, è molto importante che tutti lo sappiano. Soprattutto chi vive con me. Soprattutto chi riordina per me. Non ho scelta. La vita è dura, dura, dura. E le scarpe... bè... non c'è (quasi) miglior ammobidente...!

giovedì 20 ottobre 2011

Meno male che ho fatto le elementari


Io conto.
E non lo intendo come il "io valgo" della pubblicità (anche se in Egitto per avermi hanno proposto al mio ex uno scambio con due Ferrari e qualche centinaio di cammelli - forse ci ha perso a tenermi).
Io conto. 1, 2, 3 e così via! Starete pensando qualcosa del tipo "Ah, tu sai contare??? Ma va?!?" Si, è chiaro che tutti siamo in grado di mettere dei numeri in sequenza, ma io lo faccio molto spesso e in situazioni che immagino non spingano il resto del mondo a fare lo stesso. O forse si, e se è così mi consolo.
Conto i miei passi quando cammino da sola (dicono che bisognerebbe farne almeno 10000 al giorno per essere un po' in forma, ma onestamente dubito che qualcuno lo faccia, salvo cause di forza maggiore o atteggiamento super sportivo che io non so neanche cosa sia - infatti si vede).
Quando salgo o scendo le scale, le conto. Quando facevo le superiori (che adesso si chiamano scuole secondarie di secondo grado - giusto per aggiungere qualche numero) e prendevo l'autobus (o la "corriera" per chi fosse molto ma molto più in là con l'età) mi capitava di fare delle lunghe attese prima dell'arrivo del pullman, così contavo i mezzi di trasporto che mi passavano davanti, suddivisi in categoria auto, mezzi pesanti e due ruote, a motore e non. Praticamente avrei potuto fare una statistica del traffico del mio Comune, di quello dove andavo a scuola e di quello dove avevo la coincidenza (si perchè un autobus solo sarebbe stato troppo facile).
Poi vediamo, mi piace contare le monetine. Quando vedo il portamonete di qualcuno sul tavolo, previa autorizzazione - ci mancherebbe - mi metto a contarle. Non certo perchè mi interessi sapere a quanto ammonti la sua fortuna tintinnante, ma proprio perchè la cosa mi dà soddisfazione... Già, ci sono soddisfazioni molto migliori nella vita ma d'altra parte non sono per tutti...
E poi si, conto anche la strada che percorro da un posto x a un posto y, o meglio mi accontento di dare un'occhiatina al contachilometri della macchina.
Ah, sapete anche cosa conto quando mi trovo in una stanza o in un luogo piastrellato, in attesa di qualcuno/qualcosa? Conto le piastrelle per terra! Oh si, questo innalza davvero la qualità dei minuti che trascorro senza fare niente e che sarebbero buttati via!
Insomma, termino qui l'elenco, altrimenti potrei sembrare molto più psicopatica di quanto non sia in realtà. La verità è che è soltanto un passatempo, niente che io faccia in compagnia di altre persone, isolandomi per la fissazione di contare, o che mi sforzi di ricordare o annotare a operazione conclusa. Soltanto le scale di casa mia, finora, sono riuscite a restarmi in mente, ma questa si chiama Sopravvivenza: se no come farei a salire e scendere tutte le volte a luce spenta? Ognuno ha i suoi trucchetti, il mio in fondo è il più stupido!
Chiunque, poi, ha almeno una piccola mania, no? Io, per fare un altro esempio che peggiorerà la mia situazione agli occhi del popolo lettore di blog, sul mio letto dispongo i cuscini in modo che la parte "aperta" della federa rimanga sul lato interno, non tollero di vederli al contrario. Giustamente mia mamma li mette sempre al contrario.
Tornando per un breve momento alla faccenda del contare, oggi la mia abitudine si è rivelata molto utile: stavo uscendo dal lavoro, direzione macchina, e ho iniziato il conteggio tra me e me (non l'ho specificato, ma ovviamente mica conto ad alta voce. Se fosse così probabilmente adesso starei contando le piastrelle di un ospedale psichiatrico). Ero arrivata al primo centinaio quando, a un certo punto, ho inziato a sforzarmi di ricordare quanti passi avevo fatto stamattina a percorso invertito (l'ho detto che rimuovo subito tutti i numeri!). Lampadina! La macchina non era nella stessa direzione che avevo preso io, ma dall'altra parte della città.
Meno male che ho fatto le elementari e mi hanno insegnato a contare. Se no pensate quanti sforzi in più...! ;-)

lunedì 17 ottobre 2011

21 ottobre 2011 (La fine del mondo sembra vicina)


Rieccoci alla nuova previsione per cui la Terrà sarà a breve devastata e distrutta, insieme a tutti i suoi abitanti.
Innumerevoli film (io ne ho visti un paio, o forse qualcuno in più, ma li ho volontariamente rimossi dai miei ricordi) ne hanno parlato, salvo però decidere che qualcuno (o meglio i protagonisti) poteva essere in grado di scampare alla catastrofe naturale che avrebbe dovuto invece mettere la parola FINE.
Ora, secondo uno studio di questo evangelista americano, Harold Camping, l'ultima data che dovrebbe segnare il nostro calendario è quella del 21 ottobre 2011, ossia tra quattro giorni.
Ininfluente, per lui, il fatto che diverse volte le sue previsioni si siano rivelate inesatte (causa, alcuni errori effettuati nei calcoli dei dati estrapolati dalla Bibbia).
Poco fondate, a quanto pare, anche le profezie dei Maya (che fissano invece la fine del mondo tra più di un anno - ma comunque troppo vicina, per quanto mi riguarda).
Il simpatico Camping ha annunciato che il temibile Giorno del Giudizio sarebbe stato lo scorso 21 maggio 2011, data in cui tutti saremmo stati sottoposti ad esame, per poi vederci stampare su un cartellino di riconoscimento il tibro "promossi" o "bocciati".
Evito, per quanto la cosa mi tenti, di aprire capitoli ironici sui possibili furti di identità, su eventuali corruzioni/concussioni/manomissioni del nostro destino e così via.
E passo invece al momento in cui, letta la terribile notizia, ho ripescato dalla borsa la mia cara agendina per scoprire cosa potrei avere combinato di tanto disdicevole il 21 maggio, per meritarmi una morte violenta e assolutamente indesiderata: una colazione al bar con mia sorella (come da tradizione di ogni sabato), seguita da una passeggiata sulla pista ciclo-pedonale del mio paese. Buco per quanto riguarda il resto della giornata, fino alla sera, che ho trascorso con tre amici da qualche parte a bere qualcosa.
Ok, avrei potuto fare attività di volontariato per meritarmi la salvezza (a saperlo avremmo tutti riempito le case di riposo & co, ma poi forse il giudizio non lo avrebbe preso in considerazione, data la rarità della prestazione benefica). Comunque, sarò promossa o bocciata???
Pensando alla peggiore delle ipotesi, ho riesumato ciò che avevo definito come impegno futuro (ormai mesi fa), ossia quello di stendere un elenco delle cose che avrei voluto fare prima di morire (ricordate il post sul film The Bucket List - Non è mai troppo tardi?).
Ai tempi avevo iniziato a buttare giù qualche idea, molte però erano classificate nella categoria immateriali. Ma ricordo con chiarezza almeno una cosa di tipo più tangibile: vedere il Grand Canyon. Con mio enorme dispiacere, devo ammettere però che nei prossimi quattro giorni non sarò in grado di fare avverare questo mio sogno, a meno che io non mi impegni immediatamente in una rapina in banca e non parta questa sera stessa alla volta del continente americano.
Non so spiegarne il motivo, ma credo tra quattro giorni sarò cancellata dalla faccia della terra, senza neanche essermi attivata per tempo. Che tristezza, non si può chiedere almeno una proroga al signor Camping???

sabato 15 ottobre 2011

Christmas Time, di già!


So che sembra assurdo (del resto non ho nemmeno mai detto di non essere una persona assurda) ma il mio primo post dopo le vacanze è dedicato... al Natale!
O meglio, ai regali di Natale. C'è chi pensa che siano uno spreco di tempo e soldi, e in molti casi, forse, lo è. Lo è soprattutto se ci si trova a correre l'ultimo giorno utile per gli acquisti perchè ci si era dimenticati di qualcuno a cui il regalo lo si fa solo "pro forma" o se non si ha avuto tempo prima o per una serie di altri motivi.
Eppure, per quanto innegabile sia il fatto che il 25 dicembre non ha più il valore che aveva una volta, per quanto vero sia il discorso sul sentire sempre meno l'atmosfera, per quanto difficile sia l'impresa di accontentare tutti con un buon rapporto qualità/prezzo o con una sorpresa (che non sempre poi viene gradita), in fondo io mi sento ancora legata a questo periodo natalizio, in cui le strade sono illuminate, i supermercati pieni di gente con più o meno soldi (io sono tra i meno, ma questo è un altro discorso) e nelle case gli alberi finti e addobbati aspettano solo di vedere qualche pacchetto luccicante e ammiccante, alle proprie radici di plastica.
La parte di me che continua, per fortuna o per sfortuna, a rimanere bambina non vede l'ora di essere alle prese con fogli da pacco e nastrini colorati. E non solo nel gesto di scartare accuratamente un regalo (per non distruggere la povera carta), ma anche al contrario, nel gesto di incartare qualcosa che ho scelto nel tentativo di strappare un sorriso a quella particolare persona, pensando proprio a lei e alla sua faccia al momento dell'operazione che mette fine al mistero e all'attesa.
Insomma, tutto ciò per dare l'annuncio che oggi (in realtà già settimana scorsa, ma è un dettaglio) ho dato ufficialmente l'avvio alla missione regali di Natale 2011, nonostante abbia ancora diversi regali di compleanno a cui pensare, nel frattempo.
Sul pc è pronta (e aggiornata in tempo quasi reale) la lista delle persone che verranno da me omaggiate ;-) e in camera ha fatto il suo sfarzoso ingresso un sacchetto con all'interno i primi acquisti effettuati. Non resta altro che attendere che si accendano le luci e che la festa abbia inizio. Chissà se Babbo Natale, quest'anno, leggerà la mia letterina (al momento stampata solo nella mia testa, ma molto chiara!) e deciderà di farmi contenta...


giovedì 7 luglio 2011

Và dove ti porta... un soffione


Premessa: questo post non avrà un filo logico. Poi non dite che non ve l'avevo detto!

Quand'è stata l'ultima volta che avete preso in mano un soffione, espresso un desiderio con gli occhi chiusi e soffiato talmente forte da avere un giramento di testa? A me è successo non più di un'ora fa. Ma forse il giramento di testa era causato dal sole. Comunque.

Dicevo, quand'è stata l'ultima volta che avete affidato le vostre speranze a un qualcosa di inanimato (si perchè quando il soffione si strappa, è triste da dire, ma non è più vivo) e creduto fortemente o quasi che poteva davvero andare così come voi stavate chiedendo? Torno a ripetermi, io l'ho fatto proprio oggi e da un certo punto di vista è stata un'infusione di ottimismo.
Sarà che il libro che avevo finito di divorare mi aveva lasciato quel nonsoché di "dai, può succedere anche a te", sarà che ne avevo bisogno. Ad ogni modo, credo che il potere di certe cose non sia da sottovalutare. Un po' come il discorso dell'oroscopo, "non ci credo ma lo leggo e se è negativo mi girano anche un po' le balle quindi li leggo tutti fino a che non ne trovo uno migliore".
Io ad esempio ho sempre fatto così con le margherite. Perchè insomma, detto tra noi, non esiste che una margherita ti spezzi il cuore dandoti come risultato di una scientifica analisi che la persona a cui stai pensando non ti ama, anche se magari non stai pensando a nessuno di particolare. Perchè si, a me capita anche questo. E comunque fino a che non salta fuori un "m'ama" potrei disboscare un prato di margherite. Povere loro.
Ok, tornando al libro, argomento che ho solo sfiorato tra un soffione e una margherita (che poi se indagassi sui possibili utilizzi trasversali/terapeutici di altri fiori chissà quali altre cavolate farei), devo appunto dire che è forse stata una lettura al giusta al momento giusto. Ma è anche possibile che nell'immensa confusione della mia testa qualunque altro libro a lieto fine sarebbe stato quello giusto. In questo caso si trattava di "Zenzero e Cannella" di Sarah Kate Lynch. Quando l'ho chiuso, però, ho avuto la stessa sensazione di quando di si sta per tornare da una bella vacanza o di quando dopo una mega doccia rilassante ti stai per rivestire e ti ricordi che c'è una vita fuori dal bagno, e che esige che tu sia sveglia e pronta e bella e intelligente e molto di più ancora (tutte cose che io non sono, ma questa è un'altra storia).
Va bè, esagero, ma chiudere un libro che ti ha fatto trascorrere delle ore fuori dalla massacrante normalità o dai problemi che ti attraversano la testa come moto sulla strada per una gara non autorizzata mi crea sempre un po' di irrequietezza.
Da qui il bisogno di dire a un soffione, "sai di cosa ho bisogno? no? te lo dico io e tu devi solo fare in modo che capiti davvero". O a una margherita "senti cara, adesso tu ammetti che mi ama e la finiamo qui. E sappi che se non lo farai altre tue compagne saranno sterminate".
C'è un che di inquietante nel mio cervello, lo riconosco.
Sperate solo che il soffione faccia il suo dovere e forse sarò salvata.